Mi son preso gioco di un amico, ora è fuori dal portone che rivuole il monopoli.
Questa casa non è un albergo, anche se il portiere viene spesso a far visita a sua madre.
Si accomodi nell'atrio.
Fu così che mi parlò a cuore aperto, e capimmo che l'anestesista aveva sbagliato le dosi.
Lo guardai col cuore in gola e le uniche parole che mi uscirono furono tu-tum, tu-tum, tu-tum.
Gli avevan promesso mari e monti e quando gli portarono prosciutto
e melone intuì che il cameriere era amico dell'anestesista.
Provò a ribattere, ma alla fine si spense.
Nemmeno con la respirazione abbocca abbocca riuscirono a recuperare il pesce del ristorante.
Che Dio ce ne scampi e libera... libera... libera.
L'abbiamo perso.
Ma come, era qui un attimo fa, dove cazzo è andato in quelle condizioni.
Niente da fare.
Che fa si annoia?
Beh un po' si, soprattutto quando non c'è niente da fare.
Possiamo sempre giocare a monopoli.
mercoledì 30 maggio 2007
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2 commenti:
...che dire...meglio tacere...si farebbe solo brutta figura dopo quello che hai già scritto...quanto manca nell'aria casertana il risuonare di queste battute...torna presto, c'è tanta munnezza (immondizia, per i milanesi che leggono)che ti aspetta a sacchetti aperti!
...allora hai avuto anche tu la stessa impressione... l'anestesista ed il cameriere se la intendevano...Arpio
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